Padre Gavioli è arrivato nella Repubblica Democratica del Congo nel 1966, all’età 24 anni. A Lubumbashi, sua prima destinazione, ha vissuto per più di 4 decenni, guidando una parrocchia in uno dei tanti quartieri periferici della città dove difficoltà di ogni genere e miseria sono da sempre all’ordine del giorno.
Dal 2009 è il direttore del Centro Don Bosco Ngangi di Goma, la capitale del Nord Kivu. La regione, che confina con il Ruanda, è una delle più instabili del Paese, una zona flagellata da decenni di conflitti etnici ed episodi di guerriglia che hanno messo in ginocchio la popolazione locale e le decine di profughi che da anni si riversano nella città dalle zone più impervie del territorio. La guerra ha dato il via ad un’escalation di stupri, esecuzioni sommarie, episodi di banditismo e violenze di ogni genere che hanno impedito negli ultimi anni lo sviluppo sociale ed economico di un’area di per sé favorita da una condizione geologica e climatica ottimale per l’agricoltura, quindi potenzialmente vocata al progresso se non alla prosperità. Ed è in questo paradossale contesto, fatto di dolore e aspettativa, che i Salesiani aiutano gli abitanti di Goma – che ospita circa un milione di persone fra locali e profughi – a vivere dignitosamente e a credere in un futuro diverso da un passato di cui portano ancora le cicatrici. Il Centro Don Bosco Ngangi è il fulcro di questa speranze, perché fornisce a molti orfani di guerra, bambini di strada e ragazze madri (i cui figli sono in moltissimi casi frutto di violenza sessuale) gli strumenti per superare i traumi subiti e sperare nel futuro. Presso il Don Bosco Ngangi c’è, fra le altre cose, un Centro che ospita ragazze madri che hanno subito violenza dove, attraverso un percorso di terapia psicologica e formazione, si offre loro l’opportunità di costruirsi un futuro dignitoso; scuole professionali in cui viene insegnato un mestiere a molti ragazzi della zona; un brefotrofio che ospita 100 bimbi da 0 a 6 anni, un dispensario medico… Intorno a queste attività ruotano quasi 3.000 persone, fra Salesiani, volontari, impiegati e persone che usufruiscono dei servizi. Aggiungendo ogni giorno un mattone per costruire la pace.